Per una fonetica Þsiologica

Mauro Uberti

 Comitato scientifico del Laboratorio di Fonetica Sperimentale ÇArturo GenreÈ

dell'Universitˆ di Torino

  

1. Introduzione

La fonazione � la funzione Þsiologica umana nella quale si integrano nel modo pi� intimo la psiche ed il soma.

Con questi termini presi a prestito dalla psicologia si intende qui riassumere in due parole, da un lato lÕinsieme delle attivitˆ intellettive e delle condizioni emozionali che costituiscono sia la coscienza che lÕinterioritˆ di ogni essere umano e che si esprimono con la voce, dallÕaltro tutto quanto ha a che fare con il corpo: lÕanatomia, la biometria e la fisiologia innanzi tutto, ma poi le relazioni con lÕambiente, gli effetti del tempo, le condizioni di salute e di affaticamento, le condizioni di nutrizione ecc.

Come si � detto, le attivitˆ e le condizioni di cui sopra si manifestano per mezzo della voce, ma questa � prodotta dal corpo ed � quindi a sua volta condizionata dalle caratteristiche anatomiche ed antropometriche di questo, dalle sue condizioni fisiologiche nonchŽ dalle relazioni e dalle situazioni alle quali si � accennato.

In ambito sperimentale la voce � attualmente studiata, da un lato come fenomeno acustico con il coinvolgimento delle discipline che le sue componenti fisiche e culturali comportano mentre dallÕaltro � studiata dalla medicina nei suoi aspetti patologici. Manca ancora, o almeno � di difficile reperimento, lo studio dei suoi rapporti con il corpo nel suo complesso e con le sue condizioni Þsiologiche.

In fonetica si usa solitamente il termine Çfonetica ÞsiologicaÈ come sinonimo di Çfonetica articolatoriaÈ cos“ come di Çfonetica anatomicaÈ (e.g. Malmberg 1977) e si circoscrive il campo delle osservazioni dette ÇÞsiologicheÈ al comportamento articolatorio nella produzione della parola o, al massimo, alla meccanica respiratoria polmonare e soltanto a quella polmonare. Limitarsi a questo significa accontentarsi del ÇcomeÈ senza chiedersi il ÇperchŽÈ o, prendendo a prestito la terminologia usata in anatomia, fare della fonetica ÇdescrittivaÈ rinunciando a fare della fonetica ÇfunzionaleÈ.

Il comportamento degli organi articolatori � condizionato, direttamente o indirettamente, da quello di tutta la muscolatura corporea con lÕintermediazione delle ossa, comprese quelle pi� lontane dalla laringe come quelle dei piedi; di conseguenza la ricerca del ÇperchŽÈ di cui sopra implica una visione globale del corpo.

é tutta da fondare, pertanto, una disciplina che sarebbe corretto chiamare Çfonetica ÞsiologicaÈ. A titolo di esempio si propongono qui di seguito alcuni e soltanto alcuni dei possibili campi di indagine.

 

2. Costituzione Þsica e classe vocale

Almeno per quanto riguarda la lingua italiana le aree di esistenza delle vocali nei due sessi sono state Þnora studiate prendendo raramente in esame i fattori responsabili della loro variabilitˆ e distinguendo sullÕinfluenza di ognuno di questi (e.g. Ferrero et alii 1995). Prescindendo da quelli culturali, termine che si usa in questo contesto per intendere tutto quanto non ha a che fare con la ÇpsicheÈ di cui sopra, si ritiene che si dovrebbe considerare la relazione della dispersione formantica con quella delle misure antropometriche dei locutori o almeno della loro classe vocale, cio� della loro attitudine a vocalizzare giˆ nella loquela con voce ad intonazione bassa, media o acuta.

é noto, per esempio, che fra i cantanti lirici, quelli cio� la cui classe vocale � chiaramente determinata per esigenze professionali, i bassi e i contralti sono tendenzialmente alti e che invece i tenori e i soprani sono tendenzialmente piccoli. Dato che le dimensioni del condotto vocale del locutore tendono a corrispondere a quelle antropometriche dello stesso, sia pure nellÕambito della normale variabilitˆ anche le risonanze corrispondenti intervengono a determinare la collocazione del triangolo vocalico dellÕindividuo allÕinterno dellÕarea di esistenza delle vocali di un determinato gruppo linguistico.

 

3. Variabilitˆ dellÕarea di esistenza delle vocali e variabilitˆ antropometrica territoriale

In antropometria � ben nota la variabilitˆ antropometrica territoriale. Almeno in Italia, per circoscrivere il discorso al nostro territorio nazionale,  �  nozione comune il fatto che i settentrionali tendono, o tendevano (cfr. ¤ seguente), ad essere pi� alti dei meridionali.[1] FinchŽ � esistita la leva obbligatoria, almeno per quanto riguarda la popolazione maschile � stato anche possibile conoscere con precisione la variabilitˆ dellÕaltezza e della circonferenza del torace nonchŽ del peso appunto degli individui maschi. Inoltre, almeno ÞnchŽ � esistito lÕEnte Italiano della Moda, le ricerche antropometriche sui due sessi hanno potuto far conoscere con una certa approssimazione la variabilitˆ antropometrica regionale. Le dimensioni e le proporzioni anatomiche degli abitanti delle diverse regioni sono statisticamente diverse, lÕindustria vestiaria nazionale l'aveva imparato letteralmente a proprie spese, quindi doveva tenerne conto e le ricerche erano dichiaratamente Þnanziate a Þni produttivi dall'Ente (Ente Italiano della Moda 1979). La ricerca � stata poi ripresa nel 1990 a cura di Melchiorre Masali e proseguita fino al 2010 (Masali 2013).

Il discorso fatto nel paragrafo precedente per le classi vocali viene qui ripetuto con la complicazione, per˜, data dal fatto che in ogni regione esistono individui appunto delle diverse classi vocali. Chi, inoltre, ha pratica di cori amatoriali, di cori cio� a composizione vocale casuale, sa che la percentuale di cantori fra le diverse classi vocali allÕinterno dei singoli cori � sensibilmente diversa da regione a regione. Questa variabilitˆ vocale, e quindi anatomica, � un ulteriore fattore di variabilitˆ nella formazione delle aree regionali di esistenza delle vocali.

 

4. Variabilitˆ dellÕarea di esistenza delle vocali nel tempo.

Quanto detto nel paragrafo precedente � ulteriormente complicato dal fatto che negli anni la variabilitˆ antropometrica regionale � mutata in conseguenza delle mutate condizioni socio-economiche e delle mutate abitudini alimentari. La popolazione meridionale, infatti, non � pi� tendenzialmente meno alta di quella settentrionale come era una volta perchŽ i fattori di cui sopra hanno influito sulla crescita degli individui, quindi sulle loro caratteristiche antropometriche, quindi sulle dimensioni del loro condotto vocale e quindi di nuovo sulla struttura acustica della loro voce. Si aggiunga il fatto che Çin quasi 40 anni in Italia [cio� in tutta Italia, n.d.r] la statura media � aumentata di circa 4 cm per gli uomini e 3 per le donneÈ (Masali 2013, pag. 18).[2]

 

5. Tipo di respirazione

Adottando separatamente i comportamenti respiratori descritti in Þsiologia – respirazione costale superiore, respirazione costale laterale, respirazione addominale e respirazione combinata – cambia lÕaccordo pneumofonico, cambiano i comportamenti fonatorio ed articolatorio e, di conseguenza, la struttura acustica della voce. Sarˆ quindi anzitutto necessario deÞnire e quantiÞcare i comportamenti respiratori misurando almeno le variazioni delle circonferenze del tronco ai diversi livelli nei diversi comportamenti e mettendo in relazione i rapporti fra le diverse misure ottenute con la struttura acustica della voce.

Si deve aggiungere che, come insegna la fisiologia respiratoria, nelle donne tende a prevalere la respirazione costale mentre negli uomini tende a prevalere quella addominale; inoltre, negli individui longilinei, indipendentemente dal sesso, tende a prevalere la respirazione costale e in quelli brevilinei la respirazione addominale. I due fattori si combinano e, dato che, a seconda del tipo di respirazione, la discesa della laringe varia facendo variare la geometria del condotto vocale, la struttura acustica della voce � condizionata anche dal tipo di comportamento respiratorio.

 

6. Mimica facciale

La relazione fra le emozioni e la voce � talmente studiata che dare una bibliografia sull'argomento � impresa cos“ ampia da doverci rinunciare. Dall'esame dei lavori trovati in rete pare tuttavia allo scrivente che il semplice rapporto fra l'attivitˆ dei muscoli mimici e le conseguenti variazioni nella struttura acustica della voce, cio� i rapporti fra la muscolatura mimica e la voce indipendentemente dalle condizioni emotive in cui l'espressione delle emozioni avviene, non sia ancora stato preso in esame.

I metodi usati per descrivere l'espressione non vocale delle emozioni, fra i quali il pi� noto � il Facial Action Coding System (F.A.C.S.) (Ekman P. & Friesen W.V 1978), analizzano la mimica delle emozioni descrivendo di ognuna il comportamento facciale che a volta a volta vi corrisponde. Proprio il fatto, per˜, di prendere in esame tutti i muscoli facciali insieme non consente di capire e stabilire, sia analiticamente che quantitativamente, quale sia il loro singolo rapporto con la struttura acustica della voce. Esiste tuttavia il Maximally Discriminative Facial Movement Coding System (MAX) (Izard C.E 1983) che isola in modo soddisfacente i movimenti dei singoli muscoli mimici e che consentirebbe di esplorare la mimica facciale mettendola analiticamente in rapporto con i mutamenti nella struttura acustica della voce che ne conseguirebbero.

 

7. Postura

L'accordo pneumofonico, e quindi il comportamento fonatorio, cambiano a seconda della postura. é esperienza comune, per esempio, capire dal timbro vocale, anche voltandole le spalle, se una persona la cui voce ci � familiare sia in piedi o seduta.

Riducendo per semplicitˆ di esposizione il numero delle posture a quattro, postura eretta, postura assisa, postura supina e, finalmente, postura assisa ed obliqua in avanti con testa e braccia appoggiate ad un sostegno, si constata che ad ogni cambiamento di postura corrispondono altrettanti mutamenti nella struttura acustica della voce. Particolarmente importante l'ultima delle quattro posture elencate perchŽ, inducendo la respirazione completa, detta ÇcombinataÈ, consente di mettere a confronto le emissioni vocali di informatori diversi in comportamenti pneumofonici tendenzialmente uguali.

 

8. Attivitˆ fisica

L'attivitˆ fisica modifica il comportamento respiratorio, quindi l'accordo pneumofonico e quindi il comportamento specificamente fonatorio.

Ai fini di quantificare in qualche modo i mutamenti fonatori � possibile stabilire e quantificare almeno approssimativamente l'attivitˆ da effettuare e giˆ effettuata stabilendo a volta a volta, per esempio, tempi e percorsi di marcia o adottando la pratica di esercizi scelti, sempre per esempio, fra quelli usati in fisioterapia toraco-polmonare. Di nuovo, il confronto tra le fonazioni emesse a riposo e dopo l'esercizio, a volta a volta di tipo diverso, pu˜ consentire di esplorare in un'altra direzione la variabilitˆ fonetica.

 

9. Professione esercitata

La professione praticata contribuisce a determinare il comportamento fonatorio abituale; tale comportamento � infatti condizionato dallÕuso speciÞco della voce fatto dal locutore nellÕesercizio della propria professione cos“ come dallÕattivitˆ Þsica praticata nella stessa.

I lavoratori della voce – che, per non citarne altri, possono variare dagli insegnanti agli operatori dei cosiddetti call center – oltre ad andare incontro a disfonie dovute allÕuso prolungato appunto della voce usano abitualmente un comportamento fonatorio forzato che ne altera la struttura acustica e la prosodia; alterazioni che poi rimangono anche nella vociferazione abituale.

Chi svolge attivitˆ sedentaria va incontro allÕindebolimento della muscolatura addominale e alla conseguente alterazione del comportamento respiratorio modiÞcando il proprio accordo pneumofonico con conseguenze sulla struttura acustica della voce.

Chi svolge lavoro Þsico agisce sovente a laringe contratta per dare rigiditˆ alla gabbia toracica durante lo sforzo e dare quindi attacco solido alla muscolatura delle braccia. Si pensi, ad esempio, ai tagliaboschi i quali lavorano tutto il giorno reggendo e manovrando motoseghe il cui peso pu˜ superare i nove chilogrammi. Questo comportamento respiratorio lavorativo altera poi anche il comportamento pneumofonico abituale.

 

10. Crescita

L'emissione di uno strillo � il primo atto del neonato alla nascita e la sua vocalizzazione si evolve nel tempo fino a diventare voce adulta.

Il condotto vocale del bambino e la sua evoluzione con la crescita sono giˆ stati in buona parte studiati (Crelin 1987, Krei-man & Sidtis 2011), ma la fonetica corrispondente, almeno a conoscenza di chi scrive, no. Dagli studi giˆ fatti si intravede per˜ l'evoluzione, oltre che delle dimensioni, delle proporzioni fra le cavitˆ di risonanza del condotto vocale e la prospettiva che ne deriva � quella della fonetica corrispondente.

Data la possibilitˆ e la facilitˆ di fare fotografie a costo zero, i genitori accumulano enormi documentazioni dell'immagine dei loro figli lungo tutta la loro crescita mentre l'esperienza insegna che nella pratica � impossibile convincerli a raccogliere la documentazione audio della loro voce. L'attuale diffusione degli smartphone ha per˜ permesso ai genitori di documentare la crescita dei figli anche attraverso filmati che sovente contengono vocalizzazioni. Almeno teoricamente, dovrebbe quindi essere possibile convincerli a metterle a disposizione degli studiosi. Se � vero che la qualitˆ di queste registrazioni � lontana dall'essere ottimale � anche vero che esse permetterebbero di far conoscere, almeno approssimativamente, l'evoluzione della voce mettendola in relazione con le dimensioni fisiche del bambino, dimensioni che si potrebbero ottenere confrontandole con quelle degli oggetti circostanti, le cui misure siano almeno altrettanto approssimativamente rilevabili.

Per quanto imprecise, queste osservazioni potrebbero dare una prima visione diacronica dell'evoluzione della voce in uno stesso individuo mentre l'analisi della voce dei bambini di intere classi di asili nido, scuole elementari ecc. potrebbe dare quelle sincroniche e statistiche della voce alle diverse etˆ confrontandole, questa volta con precisione, con le loro dimensioni fisiche.

 

11. Invecchiamento

La voce ha un invecchiamento naturale che consente, per esempio, di stimare approssimativamente l'etˆ del locutore senza vederlo. é per˜ ancora tutta da fare una descrizione sistematica dei parametri vocali dall'infanzia alla vecchiaia che consentono la valutazione ad orecchio dell'etˆ.

Almeno i cambiamenti nella struttura formantica e dell'intonazione della voce di uno stesso individuo si possono tuttavia osservare facendo uso dei filmati dei discorsi di politici attivi da lunga data, filmati che si possono agevolmente trovare sulla rete, ovviamente tenendo conto del fatto che sono diverse le condizioni di registrazione in cui esse sono state effettuate. In questo caso scegliendo registrazioni fatte a grande distanza di tempo � possibile mettere in evidenza almeno gli spostamenti delle due prime formanti all'interno del triangolo vocalico cos“ come il numero e la posizione di quelle superiori.

L'esame della voce dei presidenti della Repubblica, i quali, a prescindere dagli interventi fatti in altre situazioni, mandano ogni fine anno agli italiani un messaggio televisivo il cui filmato rimane disponibile sul sito del Quirinale, consente invece di seguirne l'invecchiamento con cadenza regolare ed a scadenze tutto considerato ottimali. Si consideri inoltre che essi par­lano sempre nella stessa postura assisa e presumibilmente nelle stesse condizioni psicologiche (� noto, e se ne � giˆ ac­cennato al ¤ 6, che le diverse situazioni emotive determinano cambiamenti sensibili nella struttura acustica vocale) e che quindi l'esame della loro voce consente di seguire l'invecchiamento appunto della voce in uno stesso individuo analizzando­la a cadenza fissa, cos“ come si � detto, ed almeno per sette anni (in modo analogo a quanto hanno fatto Harrington et aliae 2000 e Harrington 2005 per la pronuncia dei sovrani inglesi).

L'accesso a Rai Teche, l'archivio del materiale acustico e televisivo, prodotto e trasmesso dalla Rai nel corso della sua storia, dovrebbe consentire inoltre di seguire l'invecchiamento della voce dei suoi annunciatori nel corso di tutta la loro car­riera (molto interessanti a questo proposito i lavori di Giannini e Pettorino 1999, Pettonno 2015).

Nell'ambito dell'ampio programma di ricerca sull'invecchiamento #hackUniTOfor Ageing, Im ricerca allarga la vita dell'Universitˆ di Torino (http://www.hu4a.it), Antonio Romano, responsabile del LFSAG, Dip. Lingue e L.S. e C.M., della stessa Universitˆ, ha presentato un progetto sull'invecchiamento della voce intitolato ÇVoice ageing and storytelling: un progetto per lo studio dell'invecchiamento della voce e lo sviluppo di abilitˆ narrativeÈ (per questi temi si veda Cerrato et alii 2000, Krauss et alii 2002).

 

12. Voce cantata

Se non fosse per alcuni tentativi interessanti (Zedda 2004, Cesari in Romano et alii 2012) la fonetica della voce cantata sarebbe ancora da fondare.

Le problematiche che sorgono nellÕesame della voce cantata sono di ordine sia culturale che Þsiologico. Per quanto riguarda il primo e per limitare il discorso alle modalitˆ di canto della cultura occidentale, si pensi soltanto alle differenze di emissione della voce fra il canto popolare, nato prevalentemente allÕaperto e nelle osterie, quello della musica dÕuso (musica leggera, jazz ecc.), fatto per essere eseguito al microfono, e quello classico, destinato ad essere eseguito in spazi chiusi sovrastando magari unÕintera orchestra in grandi teatri. Si pensi, per cominciare, alle differenze fonetiche giˆ allÕinterno di ognuno di questi campi.

Non � per˜ possibile deÞnire gli ambiti fonetici del canto senza fare uso del concetto di Çtecnica vocaleÈ e quindi dei diversi comportamenti Þsiologici messi in atto nella produzione della voce; comportamenti che, messi in relazione con le diverse fonetiche che ne risultano, se opportunamente descritti e misurati consentirebbero di dare a queste delle definizioni in qualche modo quantitative. Di qui la necessitˆ di una descrizione ed una classiÞcazione sistematica preventiva di quelle che sono chiamate appunto tecniche vocali (Uberti 1978) cio� dei diversi comportamenti di tutta la muscolatura corporea nella fonazione e specificamente nel canto nonchŽ dei diversi accordi pneumofonici che ne derivano (su questi temi alcuni suggerimenti interessanti si trovano in Fussi 2000-2011).

 

13. Ambiente acustico

LÕimpedenza acustica dellÕambiente in cui si emette la voce incide sul comportamento fonatorio.

Il fatto � ben noto per esperienza ai cantori di cori popolari, i quali, stante il loro repertorio, sono costretti a cantare in una varietˆ di ambienti che vanno dallÕaria aperta Þno a quelli fortemente riverberanti. Essi si trovano quindi a fare di volta in volta una maggiore o minore fatica vocale mentre lÕalterazione del timbro delle voci nel passaggio da una situazione allÕaltra � avvertita anche da ascoltatori non esperti.

Nel caso della voce parlata la situazione � equivalente anche se gli ascoltatori notano prevalentemente soltanto una sensazione di maggiore o minore fatica vocale.

 

14. Segnale elettroglottograÞco

Per quanto il segnale elettroglottograÞco sia soltanto lÕanalogo elettrico del segnale laringeo e non quello acustico vero e proprio, esso per la facilitˆ del suo rilevamento potrebbe essere assunto a segnale convenzionale di riferimento sul quale confrontare le emissioni vocali dello stesso individuo in condizioni diverse oppure quelle di individui diversi.

Manca ancora, per esempio, un atlante della voce normale che descriva la variabilitˆ continua della voce umana normale a partire dalla voce maschile di basso per giungere a quella femminile di soprano.

Il segnale elettroglottograÞco potrebbe inoltre essere messo in relazione con i fattori di variabilitˆ indicati nei precedenti paragraÞ.

 

15. Conclusioni

In queste poche riflessioni sono state proposte alcune ipotesi di lavoro per un numero rilevante di ricerche interdisciplinari, che restano da svolgere per fondare veramente una fonetica fisiologica.

 

Riferimenti bibliografici

Cerrato L., Falcone M., Paoloni A. (2000). Subjective age estimation of telephonic voices. Speech Communication 31, 107-112.

Crelin E.S. (1987) The human vocal tract, New York, Vantage Press.

Ekman P., Friesen W.V (1978) Manual for Facial Action Coding System, Consulting Psycology Press, Palo Alto, CA 94303.

Ente Italiano della Moda (1979). Le misure antropometriche della popolazione italiana. LÕabbigliamento delle classi giovani dai 6 ai 19 anni, Milano, Franco Angeli.

Ferrero F., Magno Caldognetto E., Cosi P. (1995). Le vocali al femminile. Atti del Convegno Internazionale di Studi ÇDialettologia al femminileÈ (Sappada, 26-30 giugno 1995), Padova, CLEUP, 413-436.

Fussi F. (2000-2011). La voce del cantante. Saggi di foniatria artistica, Torino, Omega Edizioni.

Giannini A. & Pettorino M. (2009). LÕetˆ della voce. In L. Romito et alii (a cura di), La fonetica sperimentale: metodi e applicazioni (Atti del IV Convegno Nazionale AISV, Cosenza, 3-5 dicembre 2007), Torriana, EDK, 165-178.

Harrington J. (2006). An acoustic analysis of Ôhappy-tensingÕ in the QueenÕs Christmas broadcasts, Journal of Phonetics, 34  439-457.

Harrington, J., Palethorpe, S., and Watson, C. (2000). Does the Queen speak the QueenÕs English?   Nature,  408, 927-928.

Izard C.E (1983), The Maximally Discriminative Facial Movement Coding System, Academic Computing Services and University Media Services, University of Delaware, Newark, Delaware 19716.

Krauss R.M., Freyberg R., Morsella E. (2002). Inferring speakersÕ physical attributes from their voices. Journal of Experimental Social Psychology, 38, 618-625.

Kreiman J. & Sidtis D. (2011). Foundations of Voice Studies: An Interdisciplinary Approach to Voice Production and Perception. Oxford: Wiley-Blackwell.

Malmberg B. (1977). Manuale di fonetica generale, Bologna, Il Mulino, Cap. ÇFonetica fisiologicaÈ, pp. 129-149.

Masali M. (a cura di)(2013). L'Italia si misura. Vent'anni di ricerca (1990-2010).Vademecum antropometrico per il design e l'ergonomia. Ariccia, Aracne Editrice.

Pettorino M. (2015), Prosodia di ieri, prosodia di oggi. un esperimento di autotrapianto sul parlato televisivo. In Romano A., et alii (a cura di), Aspetti prosodici e testuali del raccontare: dalla letteratura orale al parlato dei media (Atti del X Convegno Nazionale dellÕAISV, Torino 22-24 gennaio 2014), Alessandria, DellÕOrso, 3-15.

Romano A., Cesari U., Mignano M., Schindler O. & Vernero I. (2012). ÇVoice QualityÈ / ÇLa qualitˆ della voceÈ. In: A. Paoloni & M. Falcone (a cura di), La voce nelle applicazioni (Atti dellÕVIII Convegno dellÕAISV, Roma, 25-27 gennaio 2012), Roma: Bulzoni, 75 (art. int. CD 35 pp.).

Uberti M. (1978). ÇLa definizione delle tecniche vocali nel cantoÈ, Atti del 6¡ Convegno dellÕAssociazione Italiana di Acustica, Ivrea.

Zedda P. (2003). Varietˆ e qualitˆ dellÕarticolazione nasale: dal parlato al canto. In F. Albano Leoni et alii, Il parlato italiano (Atti del congresso, Napoli, 13-15 febbraio 2003), Napoli, DÕAuria (CD-ROM).

 

Sitografia

Voice ageing and storytelling, http://www.hu4a.it/progetti/details/28/22-voice-ageing-and-storytelling-un-progetto-per-lo-studio-dell-invecchiamento-della-voce-e-lo-sviluppo-di-abilita-narrative.html (ultimo accesso 14 marzo 2018).



[1] A chi desideri farsi un'idea pi� precisa del fenomeno si suggerisce di scaricare dalla rete i tre volumi a cura di Ridolfo Livi, Antropometria militare. I, Dati antropologici ed etnologici - Antropometria militare. I, Atlante - Antropometria militare. II, Dati demografici e biologici, battendo appunto su Google Libri (https://books.google.it) Çantropometria militareÈ. I tre volumi si riferiscono alle classi di leva 1859-63 e proprio per questo il fenomeno � particolarmente evidente.

 

[2] Si ritiene opportuno citare qui anche lÕarticolo di Felix Lill ÇLee Ae-ran. Piatto forteÈ, tradotto dal settimanale tedesco Die Zeit e pubblicato sul numero 1250 di Internazionale (6 aprile 2018), in cui lÕA. parla della cucina della Corea del Nord e dice fra lÕaltro che la profuga nordcoreana Lee Ae-ran, oggetto dell'articolo, ÇAveva intervistato mille profughi nordcoreani e scoperto che, forse a causa delle carenze alimentari, i norcoreani erano pi� bassi di qualche centimetro rispetto ai loro coetanei del sudÈ. Della relazione fra statura e voce si � gia parlato al ¤ 2. Costituzione fisica e classe vocale.