Nostra intervista: la gioia più grande l’invito del sindaco di Roma, Vetere

Il latinista Merlatti a Portobello sulla biga
romana accanto "Cicerone" o a "Virgilio"

(da Provincia granda, Mondovì, 31 dicembre 1982)

PEVERAGNO - Ho incontrato Angelo appena reduce da Milano, subito dopo il suo trionfo di "Portobello". Lo affrontai parlandogli latino che è la sua lingua di adozione: " Salve, Angele; Tibi bene fuit Mediolani? Latine, quantum placuit, locutus es? "

" Bene - rispose - sed tantum locutus sum quod potui ". E mi spiegò che lo avevano preavvertito come, dei 20 milioni di spettatori televisivi, solo pochi sapessero il latino, quindi doveva esprimersi in semplice volgare, cioè in italiano. E anch'io ridurrò il resoconto di questa intervista ad espressioni afferrabili dalla maggior parte dei lettori di " Provincia granda".

Volevo sapere se Angelo avesse raggiunto il suo scopo in quella sua spettacolare comparsa in pubblico a " Portobello ", ed egli mi ha risposto che la sua intenzione era stata di far sapere a tutti il suo grande entusiasrno per il latino e la latinità che egli tanto ammira da privarsi del dovuto riposo. Al punto da passare sui classici le sue brevi notti.

A giudicare dalle telefonate ricevute, questo scopo è stato raggiunto: professori e studentì si sono susseguiti al microfono elogiando, incoraggiando, approvando ed anche disapprovando... perché in regime democratico le idee non si impongono e la buona educazione nemmeno. Particolarmente emozionante è stata la telefonata dei sindaco di Roma Ugo Vetere pronto a riceverlo in Campidoglio ed offrirgli il giro turistico della capitale per ammirare le bellezze architettoniche cantate dai classici della latinità.

Ma venendo al pratico gli ho chiesto senza reticenze che regalo avesse ricevuto. Angelo risponde: " Ho visto sul palco una bellissima "Renault Fuego" ... peccato che avesse solo due cavalli: Mihi non fuit raeda illa: biga erat Ciceronis. Era la biga di Cicerone ".

" Era dunque Cicerone in persona quel romano, coronato di alloro? E quelle signore pompose che lo seguivano chi erano? "

" Cicero dixit: Ave Angele, senatus popolusque romanus te salutant ".

" Ego quoque te saluto ", rispose un po' confuso Merlatti.

In quanto ai due soli cavalli, invece di una ventina, come adesso si usa, Angelo ha osservato che gli imperatori romanì, quando andavano trionfanti in Campidoglio " quadríga vehebantur " ci andavano in quadriga, quindi si accontentavano di 4 cavalli. A Cicerone poi, per i suoi privati passeggi, bastavano due. In quanto alle belle matrone che lo seguìvano: " Mulieres mirari mihi non licet ".

" Ma l'auriga di Cicerone, cioè colui che stava sulla biga, anch'egli incoronato, chi era? " " Raedarius forsitan an alius poeta ", cioè l'auriga.

Angelo non era ben sicuro, ma gli era sembrato uno dei più famosi classici, Virgilio il suo prediletto, il poeta contadino che conobbe il duro lavoro dei solchi e cantò l'epopea di Roma e la natura in modo meraviglioso. Angelo dichiara che leggere i suoi versi è per lui come posare il capo stanco su un morbido cuscino. " In molli pulvinare caput flectere ".

Poi gli ho chiesto che emozione avesse provato davanti all'apparato dello studio televisivo. Il latinista contadino, monregalese di Peveragno mi ha risposto: " Vehementer animus meus affectus, lucis renitentibus in vultu meo, sed magis clamoribus et assensis laudantium " e ha ricordato che anche fuori dello studio di " Portobello " la gente riconoscendolo lo applaudiva e si felicitava per le strade dì Milano, formando code per stringergli la mano.

Adesso, al suo ritorno pensa che anche quelli di Peveragno l'applaudiranno? Angelo rimane perplesso: " Nemo profeta in patria - sussurra, ma poi con improvviso entusiasmo - sono nato a Mondovì - esclama - Là ho vissuto per 40 anni prima di passare alla Brunetta di Peveragno per ragioni di lavoro, Spero che i monregalesi abbiano sentito il mio caldo saluto da "Portobello". Mons regalis, urbs mihi dilecta, ave et salve ".

Fausta Audisio