Partendo da alcune considerazioni a cui si
è già fatto cenno possiamo affermare la stretta
relazione esistente fra il tipo di respirazione attuato ed alcune
caratteristiche della voce.
In particolare ricordiamo i seguenti fatti.
I movimenti che i polmoni compiono durante la respirazione
coinvolgono anche l'albero respiratorio.
Infatti il problema di un pronto e facile convogliamento dell'aria
respiratoria nei distretti polmonari è risolto
dall'orientamento e dall'architettura delle vie aeree, che, dai
grossi bronchi ad impalcatura cartilaginea ai bronchioli terminali,
hanno una direzione coincidente ai piani di espansione del
polmone.
Affinché tali rapporti funzionali non siano turbati dalle
modificazioni di volume e forma del cavo toracico e del polmone,
durante la respirazione le vie aeree subiscono spostamenti
opportuni.
La laringe, ad esempio, si abbassa nell'inspirazione forzata e
risale nell'espirazione con spostamenti che possono giungere fino
ad 1 cm. Tali spostamenti dipendono, fra l'altro,
dall'entità delle forze respiratorie ed in particolare
diaframmatiche (F. Viglione).
Il movimento di risalita durante l'espirazione favorisce
l'inclinazione in avanti della cartilagine tiroide, che provoca a
sua volta una tensione nelle corde vocali.
Nel caso di fonazione, quindi, questa sarà senz'altro
facilitata e ne trarranno un vantaggio funzionale i muscoli
cricotiroidei, sui quali non graverà più il peso
della cartilagine da spostare, ma solo un fine lavoro di
regolazione della tensione delle corde vocali, lavoro "qualitativo"
adatto alle loro proporzioni.
La voce potrà avere un'altezza tonale maggiore: raggiungere
toni più acuti con minimo sforzo ed aumentare la sua
estensione.
Tutto ciò avviene presupponendo il movimento di risalita
dell'albero respiratorio e quindi la corretta ed efficace azione
del diaframma.
E' evidente a questo punto che una buona respirazione è la
base per un uso corretto della voce.

In fig. 25a è schematizzato il tipo di respirazione costale
in cui si ha il movimento paradosso del diaframma, dovuto alla
contrazione dei muscoli addominali durante l'inspirazione.
E' in pratica la posizione di "pancia in dentro, petto in fuori",
di militare memoria, che nulla ha di fisiologico.
I suoi effetti negativi non si limitano soltanto all'evidente
riduzione di ventilazione polmonare, ma coinvolgono anche la
fonazione.
Durante l'espirazione, infatti, le forze principali che determinano
la compressione dei polmoni sono applicate nella zona media del
torace e si scaricano quindi in parte verso il basso, anche per il
contemporaneo rilasciamento dei muscoli addominali che favoriscono
la discesa dei visceri, e in parte verso l'alto in direzione dei
polmoni (vedi frecce).
Questo meccanismo ed i suoi effetti ricordano un po' quel che
accade schiacciando un tubetto di dentifricio a metà,
anziché dal basso.
In fig. 25b è schematizzato il tipo di respirazione
addominale.
Nell'espirazione la forza di compressione maggiore nei confronti
dei polmoni ha origine dalla muscolatura addominale che spinge i
visceri verso l'alto: è quindi in quest'unica direzione che
tutta quanta la forza viene scaricata, come quando si schiaccia il
tubetto di dentifricio partendo dal basso.
In questo modo si riesce ad agire meglio anche sulla zona basale
posteriore dei polmoni (indicata in figura dalle linee oblique):
data la sua posizione è meccanicamente vantaggioso spingerla
verso l'alto per ottenere una maggiore risalita dei polmoni stessi
e, in definitiva, della laringe, con le conseguenze fonatorie ormai
note.