La vibrazione delle corde vocali al passaggio
dell'aria espirata è un risultato secondario
dell'attività meccanica necessaria a favorire gli scambi
gassosi tra gli alveoli polmonari e l'aria dell'atmosfera.
Ne deriva che la maggior parte delle leggi
fisiologiche che regolano la fonazione sono le stesse che regolano
la respirazione, imponendo che le condizioni ottimali per
l'emissione del suono dipendano dalla correttezza dell'atto
respiratorio.
In questa attività i polmoni hanno una funzione passiva, ma
ci interessano ugualmente perché ad essi sono collegati i
bronchi, a questi la trachea e ad essa, infine, la laringe. Di
conseguenza ogni movimento del polmoni si riflette sulla
laringe.
La parte attiva del lavoro respiratorio è svolta da due
sistemi complementari:
- gabbia toracica e relativi muscoli
- blocco del visceri e relativi muscoli.
Il comportamento della gabbia toracica e dei muscoli che la
comandano è assimilabile a quello del soffietto da camino
(fig. 1 ); il blocco dei visceri, compreso fra la parete addominale
e il diaframma, spinto alternatamente in senso verticale da questi
muscoli ricorda il funzionamento di una siringa da iniezioni (fig.
2) (M. Uberti).
Scheletro del tronco
Lo scheletro del tronco presenta una base ampia
e rigida: il bacino.
Il bacino umano ha un contorno discontinuo: la parete posteriore,
costituita dalle due ossa iliache e dall'osso sacro, è molto
solida e chiude perfettamente la cavità viscerale;
anteriormente, invece, la parete ossea presenta un'ampia e profonda
incisura che va dalle due spine iliache fino alle due ossa pubiche
saldate al centro dal la sinfisi pubica.
Possiamo considerare le spine iliache e la sinfisi pubica come
"vertici" di una regione ossea a forma di triangolo, che offre
margini di attacco validissimi ai muscoli addominali, assai
importanti per la respirazione (fig. 3).

Al di sopra dell'osso sacro, originato dalla fusione delle cinque
vertebre sacrali, troviamo le cinque vertebre lombari, le
più possenti e fra le più mobili di tutta la colonna.
Esse formano un arco a convessità anteriore (lordosi) il cui
raggio di curvatura dipende, fra l'altro, dalla validità dei
muscoli che sostengono la regione lombare.
Tale lordosi è più accentuata nella donna che
nell'uomo ed acquista molta importanza nell'emissione della voce
poiché contribuisce a determinare la posizione del
baricentro. La colonna vertebrale continua verso l'alto con le 12
vertebre toraciche, a cui sono collegate 12 paia di costole (fig.
4).

Il tratto toracico della colonna presenta una curvatura a
convessità posteriore (cifosi). Quando la cifosi
è accentuata la forma della gabbia toracica ed i rapporti
fra gli organi che contiene risultano alterati. Ciò provoca
una limitazione respiratoria con conseguenze, quindi, anche sulla
fonazione.
La parte terminale superiore della colonna è costituita
dalle sette vertebre cervicali, che originano una curvatura a
convessità anteriore a che sono molto articolate tra loro
per offrire mobilità al capo.
Alle vertebre cervicali è come "appesa" la gabbia toracica
tramite i muscoli scaleni, i trapezi superiori, gli
sternocleidomastoidei, che determinano inoltre un atteggiamento del
capo e indirettamente quello della laringe, influenzando il
comportamento fonatorio.
Secondo alcuni autori la colonna vertebrale presenta anche tre
curvature laterali, comunque pochissimo appariscenti: nel tratto
lombare e cervicale la convessità è rivolta a
sinistra, in zona toracica a destra.
Quando la scoliosi oltrepassa i limiti fisiologici, oltre ad
arrecare i ben noti disturbi, determina una asimmetria nei muscoli
respiratori ad essa collegati, alterando il loro comportamento
meccanico e fonatorio (es.: irregolarità del vibrato,
cioè della modulazione della frequenza del suono vocale) (M.
Uberti).
La gabbia toracica è una struttura ossea costituita
dalle 12 vertebre toraciche, dalle 12 paia di coste e dallo sterno,
formazioni unite tra loro da articolazioni che permettono i
movimenti necessari alla respirazione. La gabbia toracica ha forma
approssimativamente troncoconica, appiattita in senso
antero-posteriore (fig. 4).
Lo sterno è un osso piatto, posto al centro della
faccia pettorale, il quale fa da stipite, con la colonna vertebrale
alle 12 coste che ad esso sono incardina te tramite le cartilagini
costali (fig. 3).
Lo sterno è punto di inserzione per i due muscoli pettorali
attivi durante la respirazione.

Nella fase di inspirazione (fig. 5) lo sterno si solleva
poiché la prima costa mobile, nella sua articolazione
costo-vertebrale (O), subisce un'elevazione che fa descrivere alla
sua estremità anteriore un arco di cerchio A-A'. Questo
movimento verso l'alto della prima costa porta ad un sollevamento
dello sterno che passa dalla posizione A-B alla posizione A'-B'.
Attuando questo movimento lo sterno non assume una posizione
perfettamente parallela alla precedente, infatti il diametro
antero-posteriore aumenta più superiormente che
inferiormente. Anche la decima costa descrive un movimento di
elevazione attorno al suo centro di rotazione (O) e la sua
estremità anteriore C-C' si solleva.
Le coste sono 12 paia di ossa lunghe, con l'aspetto di
listelli arcuati, che partendo dalle vertebre scendono oblique in
fuori per poi risalire e chiudersi verso lo sterno.
Le coste si articolano posteriormente con corpi e con i processi
trasversi delle vertebre, e queste piccole articolazioni fanno da
perno al movimento costale, che procura l'espansione del torace e
con essa la ventila zione dei polmoni.
L'articolazione con lo sterno avviene per le prime 10 paia di
coste tramite una porzione cartilaginea molto elastica, importante
nella meccanica respiratoria. Le ultime due paia di coste non si
articolano con lo sterno e sono dette fluttuanti.
Più l'individuo è giovane, più le cartilagini
sono elastiche e flessibili; col passare del tempo tendono ad
ossificarsi ed questa una delle cause della diminuzione della
capacità respiratoria degli anziani.
Se il vecchio usa un'insufficiente respirazione addominale, il
sostegno finale della laringe risulta discontinuo, determinando la
caratteristica discontinuità della voce senile.
Muscoli respiratori
La respirazione consta di due fasi:
- inspirazione, con la quale si introduce aria nei
polmoni
- espirazione, con la quale si espelle aria dai
polmoni.
Distinguiamo ancora due tipi di respirazione:
- tranquilla, che soddisfa le normali richieste di ossigeno
da parte dell'organismo
- forzata, che entra in atto quando tali richieste sono
aumentate.
In base a questo possiamo classificare (secondo G. Storey), i
muscoli che intervengono nelle diverse situazioni.
| INSPIRAZIONE TRANQUILLA | ESPIRAZIONE TRANQUILLA |
| Diaframma Intercostali esterni ed interni Dentato posteriore superiore |
Passiva, mediante il
rilassamento dei muscoli inspiratori |
| INSPIRAZIONE FORZATA | ESPIRAZIONE FORZATA |
| Scaleno anteriore Scaleno medio Scaleno posteriore Sternocleidomastoideo Grande pettorale Elevatori delle coste Ileocostale del dorso e del collo Gran dorsale |
Obliquo esterno addominale Obliquo interno addominale Trasverso dell'addome Retto addominale Dentato posteriore inferiore Ileocostale dei lombi Quadrato dei lombi Trasverso del torace Grande dentato Sottocostali Intercostali interni (la parte posteriore) |
Diaframma
Il diaframma (figg. 6, 7) è uno dei
più importanti muscoli respiratori.
Separa la cavità toracica da quella addominale e si presenta
come una cupola che, prendendo attacco da tutto il margine costale,
sale all'interno della gabbia toracica.
La parte superiore del diaframma è inclinata: a destra
arriva a livello del 4° spazio intercostale, a sinistra a
livello del quinto, posteriormente il diaframma scende ad
attaccarsi con i suoi pilastri alla quarta vertebra lombare.
Questo muscolo è composto da una parte centrale tendinea,
detta centro frenico, e da una parte muscolare che la
circonda ad anello.

Durante l'inspirazione il diaframma si contrae, la sua
convessità si appiattisce e la cupola si abbassa.
L'abbassamento è massimo per le pareti laterali e minimo
per il centro frenico che, giunto al massimo abbassamento
consentito dalla controspinta dei visceri addominali e dalle
connessioni pericardiche, diventa punto fisso.
Le fibre muscolari agiscono dalla periferia di questo centro
frenico elevando le coste inferiori.

Il diaframma determina un aumento del volume toracico (fig. 8):
- sollevando le coste inferiori fa aumentare il diametro trasverso
della parte inferiore del torace;
- innalzando le coste superiori per mezzo dello sterno fa aumentare
il diametro antero-posteriore della parte superiori del torace;
- abbassandosi determina l'aumento del diametro
verticale.
| Fig. 8. Fasi della contrazione inspiratoria del diaframma (da F. Viglione) | ||
| Linea continua: | torace in posizione di riposo | |
| Linea punteggiata: | 1a fase, appiattimento cupole diaframmatiche | |
| Linea tratteggiata: | 2a fase, il diaframma
solleva le ultime sei coste (centro frenico fisso) |
|
Muscoli addominali
Perché il movimento inspiratorio descritto
possa avvenire in modo fisiologico, è indispensabile che,
con sincronia perfetta, si rilascino i muscoli della parete
addominale.
Questa è una lamina carnosa costituita da quattro strati
muscolari con le fibre orientate in direzioni diverse al fine di
ottenere la massima efficienza con il minimo spessore (fig.
9).

I più superficiali ed anteriori di questi
muscoli sono i due retti dell'addome (figg. 3, 9),
costituiti da due strisce muscolari che scorrono verticalmente
lungo il legamento tendineo denominato linea mediana dell'addome,
inserendosi superiormente sulle cartilagini delle ultime coste
sternali (5a, 6a, 7a) e inferiormente al margine superiore del pube
presso la sinfisi.
La sua azione è diversa a seconda del punto fisso che
può prendere. Per quanto riguarda la respirazione:
- se gli estensori della colonna ne impediscono la flessione in
avanti, abbassa le coste:
- collabora con gli altri muscoli addominali a contenere i visceri
e, nell'espirazione, a comprimerli con azione antagonista a quella
del diaframma.
I due muscoli obliqui esterni dell'addome
(fig. 3, 9a) sono situati superficialmente sulla parete
antero-laterale dell'addome. Si inseriscono in alto sulla faccia
esterna delle ultime otto coste, inferiormente sulla cresta iliaca
e sul legamento inguinale, anteriormente su una larga aponeurosi
che si continua nella controlaterale.
Le loro fibre hanno quindi un andamento obliquo dall'esterno in
alto all'interno in basso.
Per quanto riguarda la respirazione la loro azione è simile
a quella del retto dell'addome.
I due muscoli obliqui interni dell'addome (fig. 9b) si
trovano sotto i precedenti, rispetto ai quali hanno fibre con
andamento opposto.
Nascono dalle ultime vertebre lombari e dalla cresta iliaca e
vanno ad inserirsi sulle ultime tre coste, congiungendosi
anteriormente in una larga aponeurosi.
La loro azione nella respirazione è simile a quella dei
muscoli retto ed obliquo esterno. Sono infatti tutti muscoli
espiratori. I due muscoli trasversi dell'addome (figg. 3,
9c) si trovano sotto gli obliqui interni e costituiscono il
più profondo degli strati muscolari della parete
addominale.
Prendono origine dalla faccia interna delle ultime sei coste,
dalle vertebre lombari, dalle creste iliache, e le loro fibre,
disposte orizzontalmente, si riuniscono in un'aponeurosi centrale
che si fonde con quella degli obliqui interni.
Il muscolo trasverso, il più valido nel contenere i
visceri, agisce come una cintura comprimendoli nella minzione,
nella defecazione, nel parto e nel vomito.
Con i fasci inseriti alle coste porta queste in dentro
restringendo la base del torace circolarmente. Con le altre fibre
comprime i visceri spingendoli verso l'alto contro il diaframma,
riducendo quindi la cavità toracica anche in senso
verticale.
E' evidente a questo punto l'azione antagonista della muscolatura
addominale rispetto al diaframma ed il suo effetto sul blocco dei
visceri, spinti alternatamente in senso verticale (quasi come in
una siringa da iniezione) dal sincronismo di contrazione e
decontrazione dei suddetti muscoli (fig. 2).
Senza l'intervento della muscolatura addominale il contenuto
dell'addome si lascerebbe spingere verso il basso e verso l'avanti
ed il centro frenico non potrebbe prendervi un appoggio solido,
impedendo al diaframma di sollevare le coste inferiori.
Pertanto il ruolo del diaframma e della muscolatura addominale si
può concepire in questo modo: entrambi sono in uno stato di
contrazione che si evolve in maniera diversa.

Durante l'inspirazione aumenta il tono del diaframma e diminuisce
quello dei muscoli addominali, durante l'espirazione avviene il
contrario, come è schematizzato dal grafico di fig. 10.
Muscoli dorsali
La muscolatura di sostegno è dislocata in
prevalenza sulla parte dorsale del tronco. Ciò è
dovuto alla posizione asimmetrica della colonna vertebrale rispetto
all'asse centrale del tronco stesso. Infatti, poiché il peso
del busto è sbilanciato in avanti, per equilibrarlo occorre
un sistema di trazione posteriore qual'è la muscolatura del
dorso.
Inoltre il movimento respiratorio costale è dovuto solo in
parte a muscoli localizzati strettamente nella gabbia toracica:
maggiore responsabilità è dovuta alle muscolature
dorsale e ventrale (M. Uberti).
Entrambe svolgono contemporaneamente funzioni di respirazione e,
con azione antagonista, funzioni di mantenimento della stazione
eretta.
Il sistema muscolare dorsale è costituito da due strati
muscolari: il più profondo occupa la doccia vertebrale dalle
cervicali alle sacrali e fa compiere alla colonna movimenti di
flessione-estensione; il più superficiale agisce inoltre
sulle coste.

I muscoli dentati posteriori agiscono sulle coste avendo come altro
punto di inserzione le vertebre (fig. 11).
Il dentato posteriore superiore ha origine dai processi
spinosi delle ultime due vertebre cervicali e delle prime due
toraciche. Solleva le prime coste alle quali è inserito ed
interviene durante l'inspirazione tranquilla.
Il dentato posteriore inferiore ha origine dai processi
spinosi delle ultime due vertebre toraciche e delle prime tre
lombari. Abbassa le ultime coste alle quali è inserito ed
è quindi un muscolo espiratore (fig 11).

I muscoli quadrato dei lombi ed ileocostale dei
lombi, prendendo punto fisso sulle vertebre lombari abbassano
le coste a cui sono inseriti; sono muscoli espiratori.(Figg. 12; 7
).
Il grande dorsale, prendendo punto fisso sull'omero con i
fasci costali può innalzare le ultime tre o quattro coste
(fig. 12).

I muscoli scaleni anteriore, medio, posteriore (fig. 13) si
inseriscono sui processi trasversi delle vertebre cervicali e sulle
prime due coste.
Prendendo il loro punto fisso sulla colonna vertebrale innalzano le
prime due coste e servono specialmente a fissarle per permettere
l'innalzamento successivo delle altre da parte dei muscoli
intercostali interni.
Sono muscoli inspiratori.

Lo sternocleidomastoideo (fig. 14) è un muscolo che
si inserisce ad una estremità sulla parte anteriore
superiore dello sterno e sulla clavicola, e all'altra
estremità sul processo mastoideo.
Sollevando lo sterno favorisce l'inspirazione forzata.
Muscoli del torace

Grande pettorale e piccolo pettorale (fig. 7).
Quest'ultimo si trova sotto il primo, che ricopre la maggior parte
della superficie anteriore del torace.
Sono muscoli inspiratori: fissandosi il piccolo pettorale al
processo coracoideo della scapola, ed il grande pettorale al solco
bicipitale dell'omero, innalzano le prime coste a cui sono
inseriti.
Il trasverso del torace (figg. 3, 6) ha inserzioni sulla
faccia posteriore dello sterno e sulle cartilagini costali dalla
seconda alla sesta. Abbassa le coste nell'espirazione forzata.
Il gran dentato (fig. 15) fissandosi al margine e agli
angoli mediali della scapola abbassa le prime otto o nove coste a
cui è inserito.
Contribuisce all'espirazione forzata.
Muscoli costali
In ciascuno spazio intercostale sono inseriti
due muscoli sovrapposti: l'intercostale interno e
lÕintercostale esterno (fig. 11). Questo ultimo
solleva le coste. Nell'intercostale interno la parte anteriore
eleva le coste, quella posteriore le abbassa.
Dorsalmente si trovano gli elevatori delle coste (fig. 11)
che hanno origine dall'apice delle apofisi trasverse e terminano
sul bordo superiore della costa sottostante: contraendosi la
innalzano.
I muscoli sottocostali uniscono due coste non consecutive:
contraendosi restringono gli spazi intercostali, sono pertanto
muscoli ausiliari della espirazione.
Tipi di respirazione
Sono fondamentalmente due: respirazione costale e respirazione addominale. Unendosi determinano la respirazione combinata.
Respirazione addominale
Per ottenere questo tipo di respirazione bisogna
immobilizzare la gabbia toracica fissando le coste per mezzo dei
muscoli dentati posteriori superiore ed inferiore e dei muscoli
intercostali.
La respirazione si svolge allora grazie ad un gioco combinato di
contrazione e di decontrazione del diaframma e della muscolatura
addominale.
InspirazioneIl diaframma si contrae abbassandosi mentre contemporaneamente gli addominali si rilasciano: i visceri sono così spinti verso il basso, lasciando a disposizione dell'aria lo spazio che occupavano nella par te bassa della gabbia toracica.
EspirazioneGli addominali si contraggono (movimento del "tirar dentro la pancia"), mentre il diaframma si rilascia; i visceri sono risospinti verso l'alto e i polmoni nuovamente compressi: la pressione nell'albero respiratorio aumenta e l'aria esce.
Respirazione costale
L'aumento e la diminuzione di pressione all'interno dell'albero respiratorio sono provocati dai movimenti delle coste e dello sterno. I polmoni, infatti, aderendo alla parete toracica interna tramite le pleure viscerale e parietale, li seguono passivamente.
InspirazioneFissata la prima costa, le altre vengono elevate in avanti e lateralmente. Anche lo sterno, a cui le coste si inseriscono, si sposta anteriormente e verso l'alto.
EspirazioneAvviene in modo passivo per decontrazione dei muscoli inspiratori che agiscono sulla gabbia toracica.
Respirazione combinata
Nella pratica difficilmente si usa
esclusivamente un tipo di respirazione, ma le due respirazioni
combinate.
L'individuo si avvale dell'una e dell'altra in diversa misura,
secondo la forma del torace, l'inclinazione delle coste, la
posizione del diaframma, le richieste di ossigeno da parte
dell'organismo nelle diverse circostanze.
Nelle condizioni di maggior efficienza la parte addominale della
respirazione si svolge secondo le modalità descritte; la
parte costale si svolge invece con accentuazione del sollevamento
delle coste inferiori e riduzione del dislocamento verso l'alto
della gabbia toracica nel suo complesso.
E' opinione corrente che la donna respiri con le coste e l'uomo
con l'addome.
Sarebbe più esatto dire che la donna respira
prevalentemente con le coste e l'uomo prevalentemente
con l'addome.
Questa differenza, che nella donna sportiva scompare, è
rilevabile solo nel respiro tranquillo, mentre
nell'iperventilazione il respiro diventa per tutti di tipo costale
(E. Meda).
La diversità di comportamento respiratorio tra uomo e
donna, oltre ad altri fattori, quali una diversa abitudine creata
dai valori di una certa cultura, un diverso coordinamento dei
muscoli respiratori, è dovuta anche ad una maggiore
obliquità in basso delle coste femminili.
Nei maschi longilinei, in cui ritroviamo una situazione costale
analoga a quella delle donne, si riscontra infatti la stessa
prevalenza della respirazione costale.